Ciao a tutti,
eccomi a mantenere la promessa fatta nell'ultimo post... avevate forse qualche dubbio!?
Decima lezione (04/02/2009)じゃあね。
alcune frasi utili
appunti originali (versione scritta a mano)
Questo è tutto!
Gianluigi
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Ciao a tutti,
scusate per il grande ritardo ma sono state settimane da incubo!! fortunatamente sono sopravvissuto.. quindi eccomi a pubblicare (in ritardo) le ultime lezioni di giapponese.
Data la situazione ho deciso di pubblicare in contemporanea (a distanza di meno di ora) 2 lezioni così che possiate cimentarvi al più presto nello studio.
Nona lezione (29/01/2009)じゃあね。
svariate frasi (domane e risposte) sull'uso IMASU e ARIMASU
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おはようございます。
Avete letto il precedente post relativo ai Netsuke?
Se no: Stop! Correte subito a farlo ;-)
Se sì: avete il permesso di proseguire scoprendo ciò di cui oggi vi riferirò!
Scherzi a parte, volevo informarvi, un po’ in ritardo purtroppo, di un ciclo di conferenze che il Museo Poldi Pezzoli ha organizzato per illustrare alcune tematiche legate alla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”.
Conferenze sulla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”A prestissimo!
Questi incontri si pongono l’obiettivo di indagare, a partire dall’arte, l’affascinante e variegata cultura giapponese. Le prime due conferenze si sono tenute rispettivamente il 29 gennaio e il 5 febbraio 2009.
La prima con Francesco Morena, curatore della mostra e studioso dell’arte dell’Estremo Oriente, dal titolo “Gli Europei in Giappone (1543 – 1639). Un secolo di contatti e di reciproche influenze”; sono stati illustrati i rapporti artistici e culturali intercorsi tra Oriente e Occidente. A partire dal 1542-1543, infatti, ebbe inizio un intenso periodo di scambi tra il Giappone e l’Europa: oggetti di manifattura giapponese, soprattutto lacche di incomparabile bellezza, cominciarono a giungere con costanza presso le maggiori corti europee, mentre nell’arcipelago giapponese otteneva grande successo la dottrina cristiana. In pochi decenni tuttavia la situazione precipitò: il neonato governo Togukawa (inizi del XVII secolo) mostrò segni di intolleranza nei confronti degli occidentali e diede inizio ad una serie di persecuzioni culminate nel cruento eccidio di Shimabara del 1639, che mise fine al cosiddetto “secolo cristiano” del Giappone.
La seconda con Rossella Marangoni, studiosa di lingua, letteratura e cultura giapponesi, dal titolo: “Fiabe e leggende dell’antico Giappone. Nell’oscura foresta e nel profondo mare, il mondo dei Mukashi Banashi”.
Di questa però non vi parlerò adesso… abbiate un po’ di pazienza... e chissà… (spero almeno di aver creato un po’ di suspense).
Gli appuntamenti proseguono giovedì 12 febbraio alle ore 18.00 con Keiko Ando… Eccovi il calendario:
Giovedì 12 febbraio, ore 18.00
I fiori dell’anima. Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone
Keiko Ando
Direttore del Centro di cultura giapponese di Milano
Giovedì 19 febbraio, ore 18.00
Il sacro vuoto. Il sentimento religioso in Giappone
Matteo Cestari
Ricercatore presso il Dipartimento di orientalistica dell’Università degli studi di Torino
Giovedì 5 marzo, ore 18.00
Storie fluttuanti. L’antica letteratura giapponese
Ikuko Sagiyama
Professore Ordinario di Lingua e letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Firenze
In sintesi:Conferenze sulla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e all’ufficio stampa del Museo Poldi Pezzoli.
Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12, Milano
Dal 29 Gennaio al 7 Febbraio 2009
Orario:
ore 18.00
Per informazioni:
Telefono: (+39)02794889 / (+39)02796334
Internet: www.museopoldipezzoli.it
Ingresso gratuito
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Buon lunedì a tutti!
Spero abbiate trascorso un piacevole fine settimana!
(si lo ammetto sono in ritardo di ben 2 giorni per la pubblicazione!
こめなさい!!! Gianluigi)
Io ne ho approfittato per documentarmi su una mostra che desidero tanto visitare:
Netsuke: sculture in palmo di manoじゃあね
Trovo stupendo il titolo scelto per questa esposizione: un ossimoro estremamente puntuale che riesce a condensare le caratteristiche principali dei Netsuke: il loro valore artistico e la loro minuscola dimensione. 366 sono gli esemplari di cui si compone la raccolta, esempio unico nel contesto italiano, presentata dal Museo Poldi Pezzoli e visitabile fino al 15 marzo 2009.
La collezione di Giacinto Ubaldo Lanfranchi, giunta al museo per legato testamentario nel 2005, è arricchita da circa settanta pezzi di straordinaria qualità, provenienti da collezioni private italiane e dal Linden-Museum di Stoccarda.
Lasciamoci catturare dalla magia di questi minuscoli oggetti, scoprendo insieme la loro storia!
Le origini dei Netsuke, parola che letteralmente significa “radice che fissa”, vanno individuate in Cina dove venivano adoperati per legare alla cintura il proprio sigillo personale; incominciarono ad essere utilizzati in Giappone a partire dal XV secolo, ma soltanto nel XVII secolo, contemporaneamente all’instaurarsi del governo degli Shogun Tokugawa (1603 – 1867), si registrò la massima fioritura dell’arte ad essi legata.
In origine misuravano all’incirca 5 cm, erano semplici pezzi di legno (specialmente bosso, cipresso, sandalo, ebano, ciliegio) scolpiti grossolanamente o bambù non decorato. Erano concepiti per far fronte ad un’esigenza di carattere pratico: dato che il Kimono giapponese era privo di tasche, gli uomini utilizzavano i Netsuke come “aggancio” per fermare dei contenitori (solitamente i Sagemono, scatolette in legno laccato usate per riporre cosmetici, monete, medicine, inchiostro e pennelli, pipe e tabacco, sigilli. I contenitori assumevano nomi diversi a seconda di ciò che contenevano) alla fascia del kimono, chiamata Obi. I Sagemono erano appesi ad una cordicella di seta che veniva passata dietro l’Obi il quale teneva chiuso il Kimono. I Netsuke, sempre ben levigati in modo da non rovinare la seta dell’ Obi, erano attaccati all’altro capo della cordicella e facevano da contrappeso, impedendo che la cordicella scivolasse dalla cintura. I materiali maggiormente utilizzati furono il legno e l’avorio, mentre per quanto riguarda i metalli il ferro, l’ottone, il bronzo, l’argento e l’oro decorato. In ottone furono prodotti i Netsuke utilizzati per contenere il tabacco appena fumato.
Da oggetto funzionale, caratterizzato da una forma arrotondata e da una lavorazione levigata e compatta, il Netsuke diventa presto un pezzo da collezione, come mostrano le lavorazioni a traforo, i disegni ingegnosi, la scelta di materiali pregiati ma meno resistenti.
Questo cambiamento si verificò nella seconda metà ell’Ottocento circa, quando, con l’arrivo degli Occidentali, i giapponesi rinunciarono ai loro costumi tradizionali per adottare quelli stranieri. I Netsuke persero dunque la loro funzione pratica per diventare oggetto di attenzione dei collezionisti europei e statunitensi, i quali diedero vita a raccolte prestigiose. La spinta verso la creazione di forme sempre più ricercate fu data anche dalla classe emergente dei mercanti, i quali suggerirono agli intagliatori di Netsuke una maggiore ricercatezza delle forme.
I mercanti infatti erano in competizione con i samurai, mentre i samurai esibivano le loro meravigliose spade, i mercanti sfoggiavano Netsuke sempre più raffinati, trasformando così questo accessorio di abbigliamento in oggetto da collezione.
Vi sono diversi tipi di Netsuke, quelli più comuni sono i Katabori, sculture realistiche o immaginarie che riproducono svariati soggetti: uomini, animali, insetti, fiori. Il più grande scultore di Katabori del XVIII secolo è Izumiya Tomodata della Scuola di Kyoto, invece nel XIX secolo si distinsero Kaigyokusai Masatsugu della Scuola di Osaka e Ikkan della Scuola di Nagoya.
Il percorso espositivo del museo Poldi Pezzoli è articolato in base a due grandi filoni tematici a cui si possono ricondurre i temi rappresentati dai Netsuke: la Figura Umana e la Natura. Le piccole sculture, infatti, si susseguono in una sorprendente varietà di soggetti che rappresentano creature fantastiche, esseri sovrumani, divinità dagli straordinari poteri magici, ma anche personaggi ispirati alla mitologia, alla storia, ai racconti popolari, alla letteratura, al teatro, alla vita quotidiana a cui si uniscono animali viventi e fantastici, animali dello zodiaco, fiori, piante, frutti o ortaggi (e molto altro!).
Nell’ambito dei temi legati alla Figura Umana ben rappresentato nella raccolta è il tema dello straniero. Portoghesi, olandesi, cinesi, abitanti delle isole dell’Oceano Pacifico erano per i giapponesi del tempo creature esotiche che solo pochi potevano aver visto dal vero. Gli intagliatori li raffigurarono allora con grandi nasi, occhi strabuzzati, capelli lunghi e ricci, pelle scura e gambe pelose oppure con abbigliamenti stravaganti.
Nell’affollato mondo dei Netsuke dedicati alla Natura, uno dei temi che ha dato vita a pezzi spettacolari è quello della flora: le singole specie di vegetali rimandavano a significati simbolici, spesso riguardanti delle stagioni e il fluire dei ritmi naturali nell’arco dei dodici mesi.
La mostra è curata da Francesco Morena, studioso di arte dell’Estremo Oriente, e coordinata da Andrea Di Lorenzo, conservatore del Museo Poldi Pezzoli. Il comitato scientifico è costituito da alcuni dei principali esperti del settore sia in Italia che all’estero.
Spero di aver suscitato la vostra curiosità nei confronti di queste piccole, grandi sculture!
Chi viene con me a visitare la mostra?
In sintesi:Netsuke: sculture in palmo di manoUn ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e a Monica A. Rossi per l’articolo sui Netsuke pubblicato dalla rivista Pagine Zen.
La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali
Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12, Milano
Dal 14 Novembre 2008 fino al 15 Marzo 2009
Orari:
Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso.
Biglietti:
Adulti: Euro 8,00
Ridotto: Euro 5,50
Per informazioni:
Telefono: (+39)02794889 / (+39)02796334
Internet: www.museopoldipezzoli.it
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Un saluto a tutti!
Sono lieta di sottoporre alla vostra attenzione una interessante mostra che terminerà a breve...
Fino a sabato 14 Febbraio 2009 sarà possibile apprezzare, presso l’ Angel Art Gallery di Milano, la mostra dal titolo Beautiful Dreamers , a cura di Ivan Quaroni. La mostra nasce dall’unione dei lavori di tredici artisti i quali, provenienti da paesi e realtà differenti (provengono infatti dal Giappone, Canada, Italia ma anche da Armenia ed Israele) sono tutti accomunati, a livello artistico e formale, dal ricorso ad un immaginario infantilizzato, in cui affiorano le modalità stilistiche tipiche del fumetto e dell’illustrazione.
Beautiful Dreamersさよなら!!!!
Passeggiando tra i loro quadri potrete scoprire che lo scopo delle loro opere è quello di mettere in relazione il linguaggio pittorico con altre forme grafiche, considerate minori; il loro linguaggio è infatti semplice, mutuato dai fumetti e dai cartoni animati (vedi Giuseppe Veneziano), dai disegni dei bambini o dalle illustrazioni per l’infanzia.
Eccovi alcune informazioni per conoscere meglio i partecipanti:
Ana Bagayan (Yerevan, Armenia, 1983): pittrice, proveniente da studi presso l’Art Center College of Design di Pasadina (California), dipinge un mondo onirico con una vena di sottile inquietudine; il tono della narrazione viene quindi portato al limite tra incubo e idillio.
Opere presentate: Peter Petal, Pia’s Pond,
Kukula (Tel Aviv): l’israeliana s’ispira alle illustrazioni per bambini, alle bambole per creare nuovi personaggi che abitano un mondo a metà tra fantasia e realtà.
Opere presentate: Brought Together, Fluffy and Cloudia
Nicoz Balboa (Roma, Italia,1979): questa pittrice/fumettista italiana, diplomata all’Istituto Europeo del Design di Roma, racconta storie per adulti attraverso l’utilizzo delle immagini favolistiche. Opere presentate: Lady Of The Sea, You Better Watch Out
Alex Gross: artista contraddistinto da una tecnica che mescola fantasia e realismo, citazioni esotiche e retrò, mitologia e science fiction, in una sorta di raffinato mix visivo.
Opere presentate: Monferrato Rosso
Xno: pittore già conosciuto nello scenario fumettistico underground, porta nella sua pittura contaminazioni dal mondo punk e degli horror movie di serie B.
Opere presentate: Frankengirl
Greg Gossel (Baldwin, Wisconsin, 1982): la sua pittura, basata sugli stilemi formali della Pop Art, da Andy Warhol a Mimmo Rotella, affronta il tema dei soprusi nei confronti delle minoranze nella società americana.
Opere presentate: Bought And Sold, Hate To Go
Marcel Dzama: questo artista ha elaborato uno stile grazie al quale trasforma i peggiori retroscena della vita di tutti i giorni, in innocenti fantasie infantili.
Opere presentate: Unfortunate Weather
Takashi Murakami (Tokyo, Giappone,1962): teorico del movimento Superflat, l’artista ha creato un perfetto mix tra l’immaginario dei manga e degli anime e lo stile pop dell’arte occidentale; il suo scopo è quello di mostrare l’evoluzione di un Giappone globalizzato e sempre meno tradizionalista.
Opere presentate: Skulls Rock, And Then (Gargle Glop)
Aya Takano (Saitama, Giappone, 1976): artista anche lei appartenente al movimento Superflat, dipinge un mondo scintillante e futuristico, in cui le protagoniste sono giovani fanciulle.
Opere presentate: Noshy and Meg on Earth - 2036
Fulvia Mendini (Milano, 1966): la sua pittura è contraddistinta da uno stile piatto e lineare in cui predomina una vivace sensibilità colore.
Opere presentate: Woody, Teodora
Giuseppe Veneziano (Mazzarino - Caltanisetta, 1971): vignettista per i quotidiani siciliani, si contraddistingue per una pittura che esplora le problematiche della nostra epoca.
Opere presentate: Terence In Love, The Day After a Beautiful Dream
Massimo Caccia (Desio – Milano, 1970) illustratore di libri, nella sua arte si avvertono gli influssi di fumetto, graphic design, soprattutto del cinema.
Opere presentate: Untitled
Vanni Cuoghi (Genova, 1966): pittore dal cui stile emergono temi e figure dell’immaginario popolare, trattati con una rinnovata sensibilità folk. E’ dalla sua opera che deriva il titolo della mostra.
Opere presentate: Beautiful dreamers
Da questo mix di esperienze e culture nasce quindi un’esposizione che fa riflettere il visitatore sul contemporaneo, mettendolo a contatto con influssi che giungono dalla cultura manga.
Per chi fosse interessato ecco il catalogo della Mostra.
Vi auguro a questo punto una buona visione...!
In sintesi:Beautiful DreamersUn ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia.
Galleria: Angel Art Gallery, Via Fiori Chiari, 12 Milano
Tel (+39) 02.36562022
Fax (+39) 02.36562260
Emmail: info@angelartgallery.it
Sito Web: www.angelartgallery.it
Dal 2 dicembre 2008 fino al 14 febbraio 2009
Orari:
Dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/19.00
Domenica 15.00/19.00
Come arrivare:
MM2 Brera
Autobus 61
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Cari lettori del blog,
buongiorno!
Vorrei condividere con voi questa bellissima frase scoperta preparando questo post: “Un colore senza materia non esiste. La bellezza della materia deve sopravvivere anche alla forzatura del pennello. Solo attraverso screpolature ed erosioni o magari una mutazione di colore sopravvenuta inaspettatamente possiamo scoprire la bellezza intrinseca nelle sostanze coloranti... Io credo che la prima cosa da fare sia liberare il colore dal pennello... Se in procinto di creare non si getta via il pennello non c'è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento”.
L’artista che ha pronunciato queste parole è Shozo Shimamoto, e l’esposizione di cui vi scriverò si intitola:
Shozo Shimamoto – Samurai, acrobata dello sguardo 1950-2008じゃあね
La mostra è una retrospettiva di questo artista nipponico che si propone di documentare il percorso artistico del maestro dalle prime opere fino a quelle più recenti realizzate per l’ultima Biennale di Venezia e alle performance di Napoli e Capri dello scorso maggio.
Sarà possibile visitarla fino all’8 marzo 2009 a Genova presso il Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce.
Nato a Osaka nel 1928, Shimamoto è uno dei maggiori esponenti e co-fondadore del movimento artistico Gutai, formatosi nel 1954 nella regione Kansai, in Giappone.
Il nome del movimento in giapponese significa “Associazione dell’arte concreta” ed è stata fondata con lo scopo di liberare l’arte dalle convenzioni e dal peso della tradizione, sia Orientale sia Occidentale. La loro attività artistica è rivolta alla ricerca dell’espressività intrinseca del colore, inteso come materia, il quale non deve più essere guidato dalla gestualità del pennello, ma deve essere lasciato libero di manifestarsi nella sua corporeità.
La frase che vi ho riportato all’inizio è tratta dal testo programmatico che Shozo Shimamoto scrisse nel 1957, ed è diventato, con il tempo, la cifra distintiva della sua poetica: la continua riflessione e sperimentazione sul linguaggio artistico e sulla materia che è luce, energia, colore.
Per “liberare il colore dal pennello” gli artisti del gruppo Gutai lo sostituiscono con strumenti che, in vario modo, riescono a esaltare le sue caratteristiche come: mani, piedi, pattini, giocattoli, annaffiatoi, cannoni. L’arte diventa Azione, Evento Performance e l’artista diventa spettatore del rivelarsi della materia colore; colore che viene lanciato “sulla tela” mediante armi da fuoco, gru, elicotteri, o impressionato su di essa tramite il proprio corpo.
Le opere di Shimamoto sono testimoni della sua continua esigenza di sperimentazione che si traduce nell’adoperare varie tecniche, nel cambiare supporti e dimensioni.
L’artista, accanto alla sua attività creativa, si è impegnato in maniera particolare per l’affermazione e la difesa della pace. La sua produzione pittorica vuole essere anche un modo per stimolare energie vitali in grado di sostenere un sentire pacifista; per questo nel 1996 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace.
Ed infine una breve descrizione della mostra che Genova ospiterà ancora per un paio di mesi:
Il percorso, suddiviso in decenni, prende avvio dalle opere risalenti ai primi anni '50: a quell'epoca Shimamoto è allievo del Maestro Jiro Yoshihara che lo spinge a sperimentare nuovi linguaggi e a cercare nuove forme d'espressione. Nascono, quasi per caso, i primi lavori, i buchi, realizzati facendo agire i pigmenti di colore su diversi strati di carta di giornale sovrapposti. I buchi di Shimamoto risalgono al 1950, ovvero sono anticipatori delle illustri creazioni di Lucio Fontana. Questa rivelazione comporta un rinnovato interesse da parte della critica americana nei confronti dell'artista giapponese, che viene così inserito nelle maggiori enciclopedie e nei manuali di storia dell'arte. Inoltre Il buco che infrange lo schermo della superficie è il risultato del contatto fisico tra artista, superficie e colore; la traccia di quel contatto, l’esito di un’azione, non una scelta di tipo mentale, come nel caso di Fontana. All'interno della stessa sezione dedicata ai lavori anni'40 e '50 sono presenti anche le opere Gutai di action painting e ambientale. A rappresentare quest'ultima tipologia è la ricostruzione eseguita dall'artista dell'installazione intitolata “Prego, camminate qui sopra”. L'originale era stata costruita per la “Seconda Esposizione Gutai all'aperto del 1955, tenutasi nel parco della città di Ashiya. Il camminamento, che rientrava all'interno di un progetto collettivo di intervento creativo su di uno spazio fisico, coinvolgeva direttamente lo spettatore, che era invitato a percorrere l'opera e a relazionarsi con essa. A completare questa sezione, fotografie d'epoca e video storici documentano le mostre e le prime iniziative Gutai.
La Seconda sezione prende in considerazione gli anni Sessanta. L'arrivo del critico francese Michel Tapié in Giappone nel 1957, accompagnato da Georges Mathieu, cambia le sorti del Gruppo Gutai e dello stesso Shimamoto: l'assimilazione dell'espressione artistica Gutai all'Informale, che veicola il suo linguaggio verso un pittoricismo sempre meno caratterizzato da forme oggettuali e processuali, viene compensata dall'azione di promozione internazionale con cui il critico porta il gruppo fuori dal Giappone. I quadri e le tele di Shimamoto, così come quelle di tutti i componenti del Gutai, pur conquistando le sale espositive europee e americane, non rinunciano all'azione, che diventa il fulcro della realizzazione pittorica. Le opere sono frutto di una performance, di un'azione, di un nuovo tipo di tecnica, che risale al 1956 e che consiste nel lanciare con violenza e senza alcun tipo di filtro mentale e intellettuale le sostanze coloranti all'interno di bottiglie contro la tela (bottle crash).
Gli anni Settanta e Ottanta prevedono l'esposizione di serigrafie realizzate nell'ambito del progetto Mail Art. A documentare questa fase dell'artista, fotografie delle sue azioni e performances con il gruppo AU (Union Artist).
Gli anni Novanta sono rappresentati dai Bottle Crash, opere eseguite utilizzando la tecnica da lui stesso inventata nel lontano 1956.
L'ultima sezione documenta gli anni più recenti della sua espressione artistica: Shimamoto crea le sue tele esclusivamente durante eventi-performance nei quali lo spazio (piazza urbana, monumenti pubblici, musei e gallerie) il pubblico, i performer, gli strumenti e gli oggetti utilizzati per il lancio del colore costituiscono una sempre nuova e imprevedibile relazione. Le opere saranno quindi accompagnate da una ricca documentazione fotografica delle perfomance che assume, negli anni più recenti, un ruolo centrale a discapito dell'esito pittorico. L'elemento sonoro, fondamentale nella realizzazione delle performance, sarà presente a completare l'allestimento, ricreando la spettacolarità, la processualità e la teatralizzazione delle sue operazioni artistiche.
Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti del mondo del dopoguerra assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un'esposizione al MOCA di Los Angeles.
Le sue opere si trovano nei maggiori musei del mondo, tra cui Tate Gallery, Centre Pompidou, Galleria di Arte Moderna di Roma, Art Museum di Berna, Galleria d'arte Moderna di Venezia e in quasi tutti i musei giapponesi.
In sintesi:Shozo Shimamoto – Samurai, acrobata dello sguardo 1950-2008Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia.
Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
Via Jacopo Ruffini 3
16128 Genova
Dal 13 Novembre 2008 fino all'8 Marzo 2009
Orario:
Da martedì a venerdì ore 9.00 – 18.00
sabato e domenica ore 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso
(gli orari possono variare, verificare sempre per telefono)
Per informazioni:
Telefono: (+39)010 585772
Telefono: (+39) 010 580069
Fax: (+39)010 532482
Email: museocroce@comune.genova.it
Sito Web: www.museovillacroce.it
Sito Web: www.shimamotogenova.org
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Buongiorno a tutti!
Se avete un po’ di tempo durante questo fine settimana e non siete molto distanti da Verona, vi consiglio la mostra di un importante artista nipponico: Yasumasa Morimura.
Scopriamo insieme di cosa si tratta:
Yasumasa Morimura: un artista, tante personalitàじゃあね
Dal 22 Novembre 2008 al 21 Febbraio 2009 presso Byblos Art Gallery di Verona sarà possibile ammirare alcuni capolavori di Yasumasa Morimura tratti dalle sue serie più famose: “Actresses” e “Requiem for the XX century”. La galleria diverrà quasi un teatro in cui il protagonista camaleonticamente si maschera giocando con se stesso e con i personaggi rappresentativi dell’immaginario collettivo occidentale.
La mostra è curata da Filippo Maggia e non è un caso che sia ospitata da Byblos Art Gallery, nata sia con il proposito di dare spazio a progetti di alto valore culturale che privilegino tecniche espressive dell’avanguardia internazionale ma soprattutto con l’intento di promuovere l’amore e la passione per l’arte divenendo centro di incontri e scambio di idee tra artisti e personalità del settore pubblico.
Concentriamoci ora su questo importante artista nipponico soffermandoci su una sua affermazione: “L’arte è sostanzialmente spettacolo. Anche Michelangelo e Leonardo erano intrattenitori… Io non dipingo sulla tela, dipingo sulla mia faccia”.
Attraverso il mezzo della fotografia, eletto a suo strumento espressivo, Morimura affronta i temi dell’autoritratto e del travestimento, arte, quest’ultima, che ha radici di lunga data nella tradizione culturale giapponese.
L’artista, che in questo caso potremo anche definire “attore”, prova a “uscire da se stesso” per divenire “l’altro”, mettendo in discussione il mondo attuale in cui si pretende che i confini maschile e femminile, Oriente e Occidente siano netti e solidi.
Le sue opere sono ricche di contrasti: irriverenti, ironiche e giocose da una parte, estremamente serie e tragiche dall’altra; fedeli all’originale, raffinate, curate sin dai dettagli da una parte, artificiose e rivisitate attraverso l’immaginazione creativa dall’altra. I suoi soggetti sono personaggi depositati nell’immaginario collettivo, icone e miti delle ideologie occidentali come: Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, Frida Kahlo, Mao Tse-Tung, Che Guevara, Adolf Hitler, Charlie Chaplin, Albert Einstein.
L’artista non si identifica ma ripropone se stesso nell’altro, come in una sorta di compenetrazione di identità.
Nato ad Osaka nel 1951, appartiene a quella generazione di artisti giapponesi cresciuti in un paese sconfitto, che vuole aprire le sue porte al liberismo economico e alla conseguente acquisizione di modelli occidentali, nuovi e inconsueti.
Affascinato dalle trasformazioni sociali, politiche e culturali dovute alla penetrazione del capitalismo diventa interprete, nell’ambito dell’arte, di queste alterazioni, le incamera e ispirandosi ad esse costruisce le sue opere. Rivisita miti e icone occidentali e mondiali presentandoli in chiave nipponica.
Il suo non voler, mediante il trucco, modificare i propri tratti somatici per renderli simili a quelli del modello, risponde al preciso intento di dimostrare il proprio radicamento alla patria.
Nella sua produzione vengono affrontate tematiche molto attuali, problematiche sulla “moralità” sessuale, sulla razza, sull’umanità, sulla religione e la politica, sempre attraverso una sottile ironia.
In sintesi:Yasumasa MorimuraUn ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
Galleria: Byblos Art Gallery
Corso Cavour, 25/27
37121 Verona
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Dal 22 Novembre 2008 al 21 Febbraio 2009
Orario:
dal martedì al sabato
10.00/13.00 – 14.30/19.30
Per informazioni:
Telefono: (+39) 045 8030985
Email: info@byblosartgallery.it
Internet: www.byblosartgallery.it
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