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martedì 3 novembre 2009

Festa Giapponese a Milano 29/11/09 (evento)

Ciao a tutti,
come ogni anno rieccomi a ricordarvi della festa alla scuola giapponese di via Arzaga a Milano... ho aspettato fino ad oggi a scrivere questo post ma viste le richieste precedenti e le dritte ricevute (via commento) riguardo alla data della festa di quest'anno... eccovi il promemoria "ufficiale".

Festa Giapponese a Milano (aggiornamento 20/11/2009)

La data della festa di quest'anno sembra essere anticipata (sinceramente non ne conosco il motivo, sto cercando di informarmi)... quest'anno si terrà domenica 29 novembre. Orari: 12:00 - 16:00

Per chi non lo sapesse, mi riferisco alla scuola giapponese di via Arzaga, zona Bande Nere, Milano (scuola per giapponesi proprio; non scuola di giapponese).

Per tutti gli interessati vi rimando ai link degli anni scorsi così vi fate quattro risate... e sicuramente deciderete di tenervi liberi il 29 Novembre!

Festa della scuola giapponese del 2008

Impressioni e racconti sulla Festa della scuola giapponese 2007

La scuola giapponese di Via Arzaga

per gli impazienti ecco invece l'indirizzo, i contatti ed un'utile mappa.

Dettagli:
Festa della Scuola Giapponese

apertura al pubblico Domenica 29 Novembre dalle ore 12:00 alle ore 16:00.

Presso la Scuola Giapponese
via Arzaga 10 (MM1 Bande Nere)
mappa

Elenco degli stand e degli eventi:
Mercatino del libro usato, Alimentari Surgelati, Lotteria a premi, Calligrafia a china, Yuzen, Origami, Cerimonia del Tè, Teatro Noh, "Porcellane di Fukagawa Seiji", Vestizione del Kimono, Mercatino, "Tesori di Okinawa", giochi (ad es. pesca di yoyo).

Per quanto riguarda il cibo ci saranno dolci tipici giapponesi, l'omochi, la zuppa "Tonjiru", Sake, Ramen, Bento, l'Oden (pot-pourri giapponese), Yakitori, Gamberi Fritti, Sauri Marinati, Zucchero Filato e Caldarrosta.

Per informazioni:
Telefono: 024150291
web: http://www.mngitalia.net

Ingresso Libero.
Per ora è tutto!

Un grazie particolare ad Erika che ci ha fornito l'elenco aggiornato delle attività e delle delizie culinarie.
じゃあね。
Gianluigi

mercoledì 9 settembre 2009

Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione (libro)

おはよう ございます。

Finalmente sono riuscita a trovare un attimo di tempo per riassumere i contenuti di un libro che ho letto alcuni mesi fa (e che solo ora il sig. G. è riuscito a pubblicare), incuriosita dal significato della parola Hikikomori, che dà il titolo al volume dell’antropologa Carla Ricci edito da Franco Angeli.

Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione


Non voglio sottrarvi altro tempo e vi rimando direttamente al pdf con la sinossi del libro.

Hikikomori: adolescenti in volontaria reclusione

Per chi volesse ulteriori informazioni sul fenomeno nel nostro paese ho aggiunto un interessante articolo apparso sul Corriere della Sera l'11 Febbraio 2009, perdonatemi per la qualità del PDF abbiamo scansionato l'articolo cartaceo.

Chiusi in una stanza: gli hikikomori d'Italia

Un grazie particolare a Carla Ricci per aver illustrato in maniera puntuale un triste ma molto interessante aspetto della società giapponese e a Maria Ferrara dell’ufficio stampa FrancoAngeli per la gentilezza e l’efficienza.

P.S. a chi fosse interessato segnalo la scheda del libro disponibile su Anobii.com

Vorrei inoltre segnalarvi che durante la rassegna del Milano film Festival in data 14 Settembre alle ore 17:00 e 18 Settembre alle ore 20:30 al teatro Strehler proietteranno il film Tobira no Muko che tratta appunto del fenomeno degli hikikomori in Giappone.

Ora ho proprio concluso.
じゃあね。
Michela

Il rito del Te (PDF)

Da quanto tempo!
Come state? Come sono andate le vostre ferie?
Rieccomi qui dopo quella che avrebbe dovuto essere una breve "pausa meditativa" ma che grazie a chi dovrebbe pubblicare sul blog... è diventata un intero anno sabbatico!

Comunque, vi avevo promesso, mesi fa, un resoconto sulla cerimonia del tè, a cui avevo partecipato con Gianluigi... Beh, mantengo la promessa a metà...
Vi parlo sì della cerimonia del tè, ma non faccio riferimento a quella precisa “cerimonia”...
I motivi non posso spiegarveli ;-) ma fidatevi... è molto meglio così!

Il rito del Tè

Eccovi un breve resoconto in PDF intitolato Il rito del tè.

Per chi fosse interessato a leggere il post originale sulla cerimonia del Te tenutasi a Palazzo Reale a Milano il 2 giugno 2009, eccovi il link al Post originale: Chado, la Via del Tè
Buona lettura!

じゃあね。
Michela

mercoledì 13 maggio 2009

Taiko. Il tamburo giapponese. Tradizione e rinnovamento (libro)

Buongiorno a tutti,
spero abbiate trascorso delle buone vacanze pasquali!
Io ne ho approfittato per rimettermi alla pari con gli impegni presi per il blog, altrimenti chi lo sente poi il legittimo proprietario di questo nipponico spazio web?!?

Il sottoscritto, chiamato in causa, si deve invece scusare per non essersi ancora messo a pari con tutte le attività pendenti.
Gianluigi

Giusto per cambiare un po’, vi vorrei parlare questa volta di un libro che ho letto per curiosità dopo aver partecipato, il mese scorso, ad una interessante presentazione alla Libreria Azalai di Milano.

Taiko. Il tamburo giapponese, di Mogi Hitoshi

Scopriamo insieme di cosa si tratta!
Eccovi la recensione in PDF, spero vi piaccia.

Prima però vorrei ringraziare Mario Carpino, per la preziosa traduzione, Francesca Tabarelli de Fatis di Go Book Edizioni con la quale ho avuto uno scambio di mail (grazie per la pazienza e l’efficienza), l’Associazione culturale Giappone in Italia e la libreria Azalai.
Buona lettura e alla prossima!

Michela

martedì 12 maggio 2009

Chado, la Via del Tè: 14/05/09 (evento)

Buongiorno a tutti!
È da un paio di settimane che non compaio tra le righe di questo blog... spero abbiate sentito un pochino la mia mancanza proprio come io ho sentito la vostra!
D’altra parte la "strada" per diventare un vero samurai è molto molto lunga e faticosa, richiede tempo, concentrazione, pratica... ed io sono appena all’inizio del percorso... ;-)
Scherzi a parte, andando oltre gli aspetti marziali e la complessità di esperienze è necessaria una notevole preparazione spirituale e intellettuale, come è possibile apprendere dai grandi capolavori del cinema, dai manga, dalle saghe di fumetti che hanno avuto il merito esportare in tutto il mondo la cultura samuraica.

La Fondazione Antonio Mazzotta, Palazzo Reale e l’Assessorato alla cultura del Comune di Milano, in occasione della mostra SAMURAI in corso a Palazzo Reale fino al 2 di giugno, hanno organizzato un fitto calendario di eventi per approfondire i legami che intercorrono tra la cultura e la tradizione giapponese in relazione alla figura di questo affascinante guerriero.

L’appuntamento sul quale vorrei soffermarmi oggi è:

Cerimonia del Tè
In collaborazione con Associazione culturale Urasenke di Milano

La cerimonia del tè è un’antica pratica di derivazione cinese, importata in Giappone dai monaci zen.
Venne codificata nella forma che ancora oggi si pratica nel paese del Sol Levante a partire dalla seconda metà del XVI secolo proprio nel momento in cui il territorio veniva ad unificarsi dopo anni di guerra civile.
Cosa lega questa cerimonia alla figura del samurai?
Bisogna considerare che in questi anni si modifica radicalmente nella società giapponese il ruolo del samurai, l’unico per decreto autorizzato a portare la spada in un clima di pacificazione generale. Il samurai nell’epoca Tokugawa è soprattutto un uomo di cultura raffinata che perde progressivamente la funzione militare rimanendo al servizio dello shogun più come burocrate che come uomo d'armi. Tra le pratiche in cui doveva eccellere, prime fra tutte lo shodo (arte della calligrafia) e il cha no yu (letteralmente acqua calda per il te). Prima di un duello o di una battaglia il samurai ricercava l’armonia, il rispetto, la purezza e la tranquillità nel rituale della cerimonia del tè, consapevole che quei gesti sarebbero potuti essere gli ultimi, nel caso in cui il destino gli avesse impedito di tornare vivo dal quel combattimento.

In sintesi:
Cerimonia del tè

Palazzo Reale - Sala delle Otto Colonne
Milano

14 maggio 2009 ore 19.30
disponibilità fino esaurimento posti.

Io parteciperò grazie al gentile invito ottenuto da un altro aspirante Samurai di nome Gianluigi, che forse conoscete anche voi ;-)

Ai primi 30 verrà offerto il tè preparato in puro stile nipponico!
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Urasenke di Milano e all’Associazione culturale Giappone in Italia per l’invito.
じゃあね

Michela

venerdì 1 maggio 2009

Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero: 25/02/09-02/06/09 (conferenza)

Buongiorno cari lettori del blog,
avete già visitato la mostra sui Samurai, inaugurata nel mese di febbraio a Milano?
Io ancora no, ma mi sono ripromessa di farlo quanto prima e di non arrivare, come sempre, agli sgoccioli, quando si concentrano tutti i ritardatari come me ;-)

Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero: il Samurai e la Natura.

In occasione di questa mostra, in corso a Palazzo Reale, La Fondazione Antonio Mazzotta, Palazzo Reale e l’Assessorato alla cultura del Comune di Milano, hanno organizzato un fitto calendario di appuntamenti per approfondire i legami che intercorrono fra la cultura e la tradizione giapponese in relazione alla figura di questo affascinante guerriero.
La conferenza, alla quale ho avuto la fortuna di assistere due settimane fa, era intitolata: Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero: Il Samurai e la natura.
Un titolo davvero affascinante, non vi sembra?

Ecco qui un breve resoconto in un comodo PDF intitolato Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero.

Vorrei ringraziare Rossella Marangoni (le sue conferenze sono sempre molto interessanti, riesce a trasmettere con le sue parole il grande amore per il Giappone e la passione per la cultura di questo straodinario Paese) e Palazzo Reale, per aver messo a disposizione una sala stupenda.

La mostra:
SAMURAI

Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12
Milano

Dal 25 febbraio al 2 Giugno 2009

Orario:
Tutti i gorni dalle 9.30 alle 19.30
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Giovedì dalle 9.30 alle 22.30

La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti:
Intero € 8,00
Ridotto € 6,00
Scuole € 4,00

Per informazioni:
Telefono: (+39) 0254913
Web: www.mostrasamurai.it, www.mazzotta.it
Web: www.comune.milano.it/palazzoreale
Come sempre un ringraziamento particolare va all’Associazione culturale Giappone in Italia
じゃあね

Michela

lunedì 27 aprile 2009

I fiori dell’anima. Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone

Ciao a tutti!

Come promesso, ecco gli appunti del secondo incontro dedicato alla mostra Netsuke: sculture in palmo di mano, in corso al Poldi Pezzoli fino al 15 marzo 2009.
Nel corso della conferenza la relatrice, la cui identità vi sarà svelata tra poco, ha approfondito il legame, tipico della cultura nipponica, tra uomo e natura.

I fiori dell’anima. Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone

Sin dalle origini infatti, come racconta il Kojiki, il più antico testo sui miti della creazione e sulle origini della società giapponese, il sentimento dell’uomo verso la natura è profondamente legato al sentimento religioso. Con l’arrivo del Buddhismo in Giappone nel VI secolo d.C. e in seguito sotto l’influenza dell’insegnamento dello Zen, il rapporto tra uomo e natura si è ulteriormente rafforzato, fino ad arrivare a concepire la natura quale “maestra di vita”. Da questo forte sentimento di compartecipazione è nato l’Ikebana: letteralmente “via dei fiori”, questa antica arte allude a un percorso di ricerca per conoscere meglio se stessi.
Purtroppo non riuscirò, tramite questo scritto, a comunicarvi le stesse sensazioni che ho provato quella sera ascoltando la relatrice, spero almeno di riscontrare il vostro interesse e appagare la vostra curiosità!

Per rendere più agevole la lettura ho deciso di pubblicare il tutto in un PDF intitolato Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone, spero vi possa piacere.

Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e al Museo Poldi Pezzoli.
Alla prossima!

Michela

venerdì 24 aprile 2009

Fiabe e leggende dell’antico Giappone. Nell’oscura foresta e nel profondo mare, il mondo dei "Mukashi Banashi"

Buongiorno a tutti!

“C’era una volta nella contrada di Sagami una coppia di anziani…”.

Dall’incipit di questo post avrete capito che mi piacciono molto le fiabe, eh sì, le adoro, amo leggerle ma soprattutto ascoltarle, e mi appassiona scoprire ciò che le caratterizza e le differenzia da latitudine a latitudine.
Questo preambolo semplicemente per parlarvi della seconda conferenza che si è tenuta giovedì 5 febbraio al Museo Poldi Pezzoli di Milano, e alla quale ho avuto il piacere di partecipare.
L’incontro si è svolto in un grazioso dehors drappeggiato di bianco; quel giorno pioveva molto e vi assicuro che il rumore della pioggia che batteva sulla copertura del padiglione creava l’atmosfera ideale per sentir parlare di fiabe e leggende giapponesi.

Fiabe e leggende dell’antico Giappone. Nell’oscura foresta e nel profondo mare, il mondo dei “Mukashi Banashi” 昔話

Tenuta dalla relatrice, studiosa di lingua, letteratura e cultura giapponesi: Rossella Marangoni.

Non voglio sottrarvi altro tempo, riporto qui gli appunti presi, scusandomi delle lacune e imprecisioni che potranno contenere, questa volta però ho un’attenuante: ad un certo punto, in sala, siamo rimasti al buio e se non fosse stato per chi pazientemente ha illuminato il mio block notes con la “torcia” del cellulare, probabilmente non avrei potuto riportarvi nulla… ( e chi sarà mai questo super–eroe?).

Per rendere più agevole la lettura ho deciso di pubblicare il tutto in un PDF intitolato Fiabe e leggende dell'antico Giappone, spero vi possa piacere.

Vi auguro una buona lettura, prima di salutarvi però volevo ringraziare:
Rossella Marangoni, l’Associazione culturale Giappone in Italia, il Museo Poldi Pezzoli e chi mi ha accompagnato (grazie Anikichan!) .

Un ringraziamento particolare ad Alessandra e Takashi per l’aiuto nella traduzione dei termini in giapponese!
Michela

mercoledì 22 aprile 2009

Toko Shinoda - La linea e lo spazio: 11/03/09-5/04/09 (evento)

Buongiorno a tutti

Da quanto tempo!

La settimana scorsa è stata piuttosto impegnativa, ma domenica sono riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo e, sfogliando l’agenda dove appunto i numerosissimi eventi in corso che riguardano l’affascinante cultura giapponese, ne ho scovato uno che poteva fare al caso mio.
La mia meta: la Triennale di Milano, un moderno spazio espositivo vicinissimo al Parco Sempione.
Si tratta di una mostra di pittura inaugurata l’11 marzo; è la prima volta che vengono esposte in Italia le opere dell’artista nipponica: Toko Shinoda, una minuta ed elegante signora nata nel lontano 1913!
È proprio il caso di dire: novant’anni e non sentirli!

Dall’11 Marzo al 5 Aprile 2009

Toko Shinoda: La linea e lo spazio

L’esposizione, organizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma (dove è stata ospitata la mostra dal 6/02 al 3/03/09) e la Triennale di Milano, presenta le opere di una delle più famose pittrici viventi di sumi-e (questo termine giapponese significa “inchiostro nero” Sumi; e “pittura” E. Si tratta di uno stile pittorico monocromatico dell’Estremo Oriente che utilizza solo inchiostro nero in varie concentrazioni. Questa tecnica nacque in Cina tra il 618 e il 907, fu introdotta in Giappone a metà del XIV secolo da alcuni monaci buddisti zen).
Nata nel 1913, Toko Shinoda dall’età di sei anni fu iniziata alla calligrafia, disciplina che l’ha sempre portata a preferire le tonalità del grigio e del nero su ampi spazi bianchi. A scuola era un’alunna impaziente e, data la sua esuberante personalità, si stancò ben presto del rigido insegnamento della calligrafia tradizionale cominciando a dedicarsi all’improvvisazione regolata però da una ferrea auto-disciplina.
Così si descrive la pittrice: "Divenni sempre più interessata a come i caratteri si erano sviluppati nel tempo piuttosto che a come venivano scritti".
Toko Shinoda ha sempre perseguito il proprio ideale di bellezza e le sue opere sottolineano la sua costante volontà di creare un equilibrio tra tradizione ‒ le influenze della tradizione nelle sue opere restano evidenti particolarmente nell’uso del sumi e degli antichi inchiostri indiani dalle sfumature di rosso cinabro che donano ai suoi caratteri delle atmosfere suggestive ma decise ‒ e modernità che non accetta compromessi e trae origine dalla sua personale percezione dello spazio.
Pulizia formale, essenzialità, leggerezza compositiva; lei, unica donna in un mondo dominato da secoli di cultura maschile, rompeva gli schemi del passato con tratti sicuri del suo pennello. Lo immergeva nell’inchiostro della tradizione e lo usava per guardare avanti, spingendo lo sguardo verso altri mondi, altri universi mentali e spirituali.
L’artista emerse all’interno della movimentata scena artistica newyorkese tra gli anni ’60 e ’70, quando fu scoperta dalla famosa commerciante d’arte Betty Parsons. Da quel momento in poi i suoi quadri sono stati esposti accanto a quelli di artisti del calibro di Mark Rothko e Jackson Pollock.

I suoi lavori esprimono gusto per la simmetria e pongono forte attenzione al contrasto e all’equilibrio dei vari elementi della composizione: spazi pieni e spazi vuoti hanno la stessa rilevanza all’interno della composizione pittorica.
Nonostante le sue opere vengano descritte come fresche e spontanee il lavoro risulta dominato da rigoroso controllo.
Così Toko Shinoda descrive il suo approccio all’arte: "Quando realizzavo copie calligrafiche di parole che amavo particolarmente come fiamma, fiume, albero e tuono, mi dispiaceva di non averle create io stessa. Provavo un’insopportabile invidia per coloro che le avevano create... Decisi che un giorno avrei dato forma alle immagini del mio cuore".
Dopo il suo improvviso seppur tardivo successo negli Stati Uniti, la Shinoda si è "ritirata" dal panorama artistico internazionale per tornare in Giappone, dove ha continuato ad accrescere la sua fama con alcuni sbalorditivi murales e i dipinti su pannelli scorrevoli per il tempio Zojoji a Tokyo. Ha ricevuto molte e importanti commissioni e le sue opere sono presenti nei maggiori musei e gallerie di tutto il mondo (Tokyo, Boston, Parigi, New York, Bruxelles, Hong Kong, Berlino, Washington).
Concludo questo post con una significativa frase pronunciata dall’artista:
"Se non si ha dentro nulla da esprimere non si è in grado di tracciare neppure una singola linea".

In sintesi:
Toko Shinoda: La linea e lo spazio

Triennale di Milano
Viale Alemagna 6
Milano

Dall’11 Marzo al 5 Aprile 2009

Orario:
Martedì – Domenica dalle 10.30 alle 20.30
Giovedì dalle 10.30 alle 20.30

Ingresso libero

Per informazioni:
Telefono: (+39) 02 724341 / (+39) 06 36915232
Email: www.triennale.it / www.italiagiappone.it

Ho apprezzato moltissimo queste opere, pur essendo profana in questo genere d’arte.
Eppure le tele di Toko Shinoda sono riuscite a trasmettermi un senso di grande energia, forse per i colori decisi utilizzati dall’artista, e allo stesso tempo di armonia ed eleganza.
Sì, secondo me "elegante" è proprio l’aggettivo che più si addice a queste opere.

Non lasciatevela scappare!
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
じゃあね

Michela

martedì 21 aprile 2009

Sho a Milano . L’arte della calligrafia giapponese: 24/03/09-04/04/09 (evento)

Buongiorno cari lettori del blog,

Importante: mi devo scusare con tutti per aver tardato così tanto a pubblicare questo evento che la nostra Michela aveva preparato con largo anticipo. Purtroppo ultimamente ho avuto qualche problema a dedicarmi al blog... Vi prometto che rimedierò!
Gianluigi

uno degli aspetti della cultura giapponese che più mi affascina è l’arte della calligrafia: Shodō, letteralmente “via della calligrafia” Sho = calligrafia; dō = via. La definizione di “calligrafia” è in ogni caso riduttiva, quest’arte comprende infatti opere calligrafiche apprezzate come opere pittoriche e il cui senso filosofico, avvalendosi di due colori soltanto, è alla sua origine arricchito da una intensa profondità. Attraverso la scrittura di parole, poesie composte dagli alfabeti sillabici giapponesi o da ideogrammi l’artista esprime la sua interiorità, i suoi sentimenti più puri e il senso del gesto calligrafico va ben oltre il risultato evidente.
Attualmente in Giappone alla scuola elementare e media vengono insegnati 1945 ideogrammi dei quali si impara, oltre al modo di scriverli, anche “l’espressione” della loro scrittura, maturando in tal modo una profonda conoscenza di sé.
L’Associazione Culturale Arte Giappone di Milano presenta in questi giorni le opere di quattro calligrafi, di cui poi vi parlerò; la mostra rimarrà aperta fino a sabato 4 aprile e ogni giorno (lunedì e festivi esclusi) sarà possibile, dalle ore 17.00, partecipare ad un workshop di calligrafia.
Giovedì scorso ho partecipato a una dimostrazione di calligrafia tenuta da questi quattro artisti, un’esperienza che mi ha colpito moltissimo e della quale vorrei rendervi partecipi.

Ecco qui un breve resoconto:

27 marzo 2009: dimostrazione di calligrafia

L’Associazione Culturale Arte Giappone di Milano possiede un piccolo spazio espositivo a Brera, a parer mio una delle zone più bohémien di Milano, e precisamente in vicolo Ciovasso, una minuscola stradina con acciottolato, davvero molto caratteristica.
È sempre bello passeggiare da quelle parti, soprattutto dopo una stressante giornata di lavoro!
L’esposizione si articola su due piani, alle pareti fanno bella mostra di sé tele a tinta unita o decorate con diversi motivi e sopra alle tele strisce di carta, simile alla carta velina ma sicuramente molto più resistente, che riportano scritte dipinte con inchiostro nero.
Le scritte possono rappresentare singoli concetti, oppure frasi o haiku di famosi autori giapponesi.
Ecco quelli che mi hanno colpito di più:

“In questo silenzio odo soltanto il canto delle cicale dalla profondità della pietra”
Matsuo Bashō

“Riflesso in uno specchio di lacrime versate in una sera di primavera”
Yosano Akiko

“Il suono della neve come il respiro quando mi smarrisco”
Yosano Akiko

“Alcune volte ci rendiamo conto in un attimo dell’importanza di un ‘grazie’”
Kouro Yonemoto

Mentre gli artisti si preparavano per la performance abbiamo gironzolato un po’ ammirando le tele e assaggiando delle simpatiche caramelline nipponiche, preparate per i visitatori in caratteristiche ciotoline di legno.
Sul pavimento era stesa una striscia di carta molto lunga e sottile e tutto l’occorrente per la dimostrazione: inchiostro, acqua, pennelli di varie dimensioni, sigilli, fermacarte.
Dopo aver creato la giusta atmosfera con un sommesso sottofondo musicale i quattro artisti si sono presentati e hanno mostrato le opere, scelte tra quelle esposte, che avrebbero rifatto davanti ai nostri occhi, desiderosi di carpire i segreti di questa antica arte.

Ve li presento ad uno ad uno:

Sizue Morioka, nata a Tokyo, dirige il corso di calligrafia Seichōkai. È professoressa associata alla Scuola Media annessa all’Università di Tukuba.
Kouro Yonemoto: è nata a Tokyo. Dirige il Corso di Calligrafia Kouro.
Hasegaea Rankei è nato ad Aichi. È professore associato all’Università di Tokaigakuen e presso la Scuola di Ayasesankey.
Hokusai Akafuji è nato a Hokkaido. Insegna al liceo annesso all’Università di Tokyo-Seitoku.

Le loro performance si sono svolte in questo modo:

hanno steso la carta sul pavimento fissandola con dei fermacarte, dopo aver scelto il pennello adatto per realizzare la loro opera hanno intinto il pennello (ci hanno spiegato che alcuni pennelli sono di pelo d’agnello) nell’inchiostro nero diluito con acqua, hanno fatto sgocciolare il pennello in un recipiente, e, prima di incominciare, si sono piegati sulle ginocchia inchinandosi davanti al foglio, due di loro hanno anche pronunciato la frase “Yoroshiku onegaishimasu”.
Poi con un gesto molto rapido, molto istintivo, hanno impresso la prima pennellata sul foglio, dando avvio alla dimostrazione.
Alternavano movimenti decisi e veloci a movimenti più lenti e meditati; i loro gesti mi hanno trasmesso grande forza ed energia.
È come se avessero esternato la loro interiorità dipingendo quei tratti netti e rigorosi, quasi arrivando, in quell’atto, ad annullare sé stessi.
A conclusione della loro opera d’arte hanno adoperato il sigillo personale (imprimendolo prima in una sostanza rossa piuttosto gommosa) come un timbro sulla carta, quasi “a firma” delle loro creazioni.
Particolare il contrasto tra i tratti molto istintivi, spontanei, irripetibili e la rigidità di un “timbro” che richiama il concetto di serialità.
Uno di questi calligrafi ci ha raccontato che ciò che cercano di esprimere sulla carta, di trasmettere agli spettatori, è il ritmo che sentono dentro di sé, l’energia e la forza che provano.
Solo riuscendo in questo intento la loro opera d’arte acquista un senso.
Al termine, quando tutti e quattro gli artisti si sono esibiti, ci hanno offerto squisiti onigiri come spuntino.
Li hanno preparati proprio loro. Che gesto carino!
Sono stati molto graditi!

In sintesi:
Sho a Milano. La mostra dell’arte della calligrafia giapponese a Milano

Associazione Culturale Arte Giappone
Vicolo Ciovasso 1
20121 Milano

Dal 24 Marzo al 4 Aprile 2009

Orario:
Martedì – Domenica dalle 14.00 alle 19.00
Lunedì e festivi chiuso

Workshop di calligrafia:
dal 25 marzo al 4 aprile dalle ore 17.00
(esclusi lunedì e i festivi)

Ingresso libero

Per informazioni:
Telefono: (+39) 02865138
Email: fukamil@attglobal.net
Un giorno di questa settimana vorrei partecipare al workshop di calligrafia, chissà che in me non si nasconda una “calligrafa” mancata

Vi terrò aggiornati!
Buona settimana!

Michela

giovedì 5 marzo 2009

Kirigami, Creazioni di Luciana Mancosu: 10/02/09-04/03/09 (evento)

おはよう ございます。

Oggi ho scelto di parlarvi di una mostra un po’ particolare che avrei visitato molto volentieri, distanza permettendo!
La consiglio a tutti gli appassionati di Origami e a chi, come me, prova a cimentarsi in questa arte, senza ottenere, purtroppo, grandi risultati ;-)

Importante: vorrei scusarmi personalmente con tutti per il ritardo con cui questo post è andato online, purtroppo i miei impegni non mi hanno permesso di dedicarmi prima alla sua pubblicazione. Gianluigi

Kirigami – Creazioni di Luciana Mancosu

Il Kirigami è l’arte giapponese di tagliare la carta (il significato del termine deriva da "kiru" = tagliare e "kami" = carta) che permette, partendo da un solo foglio, di realizzare modelli tridimensionali attraverso un preciso sistema di tagli e pieghe. Chiamata anche pop-up o origamic achitecture, viene considerata un variante del classico Origami, ovvero l’arte di piegare la carta.
A differenza del Kirigami, la tecnica dell'Origami prevede pochi tipi di piegature combinate in una infinita varietà di modi senza fare tagli alla carta.
In questa esposizione, presentata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, in collaborazione con il Consorzio Camù, fanno bella mostra di sé le creazioni di Luciana Mancosu, artista cagliaritana, insegnante di scienze e autodidatta nell’uso artistico della carta: origami, cartapesta, scultura di carta e quilling sono le sue originarie tecniche di lavorazione, fino ai Kirigami, con aperture del foglio di 90˚ ma anche, ultimamente, di 180˚.
Luciana Mancosu inventa forme e tridimensionalità fantastiche o realistiche col solo ausilio del taglio e della piega. I circa cento Kirigami esposti ritraggono fiori, animali, castelli incantati, antichi monumenti della città, edifici e chiese ormai scomparsi o profondamente modificati e soprattutto giochi sulla simmetria e l’architettura, i suoi temi preferiti.
Le sue opere saranno esposte nella sala della Torretta del Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà dal fino al 4 marzo.
Quanti vorranno apprendere la tecnica Kirigami potranno partecipare ai laboratori per adulti e bambini che l’artista terrà in occasione della mostra.In sintesi:
Kirigami – Creazioni di Luciana Mancosu

Sala della Torretta, Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà
Via San Lucifero 71
09127 Cagliari

Dal 10 Febbraio al 4 Marzo 2009

Orario:
Dal Martedì alla Domenica 9.00/13.00 – 16.00/20.00
Lunedì chiuso
(Gli orari possono variare, verificare sempre via telefono)

Biglietti:
Intero Euro 3,00; Ridotto Euro 2,00

Per informazioni:
Telefono: (+39) 07 0666399
Email: exma@tiscali.it

Se vi accontentate di provare a realizzare una gru (anche se, secondo la leggenda, per vedere esauditi i propri desideri bisognerebbe piegarne 1000…!?!) vi consiglio questo sito: http://www.origami.org.uk/origamicrane

Buona piegatura!
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
じゃあね

Michela

mercoledì 11 febbraio 2009

Conferenze sulla mostra Netsuke: giovedi dal 19/02/09 al 5/03/09 (evento)

おはようございます。
Avete letto il precedente post relativo ai Netsuke?
Se no: Stop! Correte subito a farlo ;-)
Se sì: avete il permesso di proseguire scoprendo ciò di cui oggi vi riferirò!

Scherzi a parte, volevo informarvi, un po’ in ritardo purtroppo, di un ciclo di conferenze che il Museo Poldi Pezzoli ha organizzato per illustrare alcune tematiche legate alla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”.

Conferenze sulla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”

Questi incontri si pongono l’obiettivo di indagare, a partire dall’arte, l’affascinante e variegata cultura giapponese. Le prime due conferenze si sono tenute rispettivamente il 29 gennaio e il 5 febbraio 2009.
La prima con Francesco Morena, curatore della mostra e studioso dell’arte dell’Estremo Oriente, dal titolo “Gli Europei in Giappone (1543 – 1639). Un secolo di contatti e di reciproche influenze”; sono stati illustrati i rapporti artistici e culturali intercorsi tra Oriente e Occidente. A partire dal 1542-1543, infatti, ebbe inizio un intenso periodo di scambi tra il Giappone e l’Europa: oggetti di manifattura giapponese, soprattutto lacche di incomparabile bellezza, cominciarono a giungere con costanza presso le maggiori corti europee, mentre nell’arcipelago giapponese otteneva grande successo la dottrina cristiana. In pochi decenni tuttavia la situazione precipitò: il neonato governo Togukawa (inizi del XVII secolo) mostrò segni di intolleranza nei confronti degli occidentali e diede inizio ad una serie di persecuzioni culminate nel cruento eccidio di Shimabara del 1639, che mise fine al cosiddetto “secolo cristiano” del Giappone.
La seconda con Rossella Marangoni, studiosa di lingua, letteratura e cultura giapponesi, dal titolo: “Fiabe e leggende dell’antico Giappone. Nell’oscura foresta e nel profondo mare, il mondo dei Mukashi Banashi”.
Di questa però non vi parlerò adesso… abbiate un po’ di pazienza... e chissà… (spero almeno di aver creato un po’ di suspense).
Gli appuntamenti proseguono giovedì 12 febbraio alle ore 18.00 con Keiko Ando… Eccovi il calendario:

Giovedì 12 febbraio, ore 18.00
I fiori dell’anima. Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone
Keiko Ando
Direttore del Centro di cultura giapponese di Milano

Giovedì 19 febbraio, ore 18.00
Il sacro vuoto. Il sentimento religioso in Giappone
Matteo Cestari
Ricercatore presso il Dipartimento di orientalistica dell’Università degli studi di Torino

Giovedì 5 marzo, ore 18.00
Storie fluttuanti. L’antica letteratura giapponese
Ikuko Sagiyama
Professore Ordinario di Lingua e letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Firenze

In sintesi:
Conferenze sulla mostra “Netsuke: sculture in palmo di mano”

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12, Milano

Dal 29 Gennaio al 7 Febbraio 2009

Orario:
ore 18.00

Per informazioni:
Telefono: (+39)02794889 / (+39)02796334
Internet: www.museopoldipezzoli.it

Ingresso gratuito
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e all’ufficio stampa del Museo Poldi Pezzoli.
A prestissimo!

Michela

Netsuke, sculture in palmo di mano: 12/11/08-15/03/09 (evento)

Buon lunedì a tutti!
Spero abbiate trascorso un piacevole fine settimana!

(si lo ammetto sono in ritardo di ben 2 giorni per la pubblicazione!
こめなさい!!! Gianluigi)

Io ne ho approfittato per documentarmi su una mostra che desidero tanto visitare:

Netsuke: sculture in palmo di mano

Trovo stupendo il titolo scelto per questa esposizione: un ossimoro estremamente puntuale che riesce a condensare le caratteristiche principali dei Netsuke: il loro valore artistico e la loro minuscola dimensione. 366 sono gli esemplari di cui si compone la raccolta, esempio unico nel contesto italiano, presentata dal Museo Poldi Pezzoli e visitabile fino al 15 marzo 2009.
La collezione di Giacinto Ubaldo Lanfranchi, giunta al museo per legato testamentario nel 2005, è arricchita da circa settanta pezzi di straordinaria qualità, provenienti da collezioni private italiane e dal Linden-Museum di Stoccarda.

Lasciamoci catturare dalla magia di questi minuscoli oggetti, scoprendo insieme la loro storia!

Le origini dei Netsuke, parola che letteralmente significa “radice che fissa”, vanno individuate in Cina dove venivano adoperati per legare alla cintura il proprio sigillo personale; incominciarono ad essere utilizzati in Giappone a partire dal XV secolo, ma soltanto nel XVII secolo, contemporaneamente all’instaurarsi del governo degli Shogun Tokugawa (1603 – 1867), si registrò la massima fioritura dell’arte ad essi legata.
In origine misuravano all’incirca 5 cm, erano semplici pezzi di legno (specialmente bosso, cipresso, sandalo, ebano, ciliegio) scolpiti grossolanamente o bambù non decorato. Erano concepiti per far fronte ad un’esigenza di carattere pratico: dato che il Kimono giapponese era privo di tasche, gli uomini utilizzavano i Netsuke come “aggancio” per fermare dei contenitori (solitamente i Sagemono, scatolette in legno laccato usate per riporre cosmetici, monete, medicine, inchiostro e pennelli, pipe e tabacco, sigilli. I contenitori assumevano nomi diversi a seconda di ciò che contenevano) alla fascia del kimono, chiamata Obi. I Sagemono erano appesi ad una cordicella di seta che veniva passata dietro l’Obi il quale teneva chiuso il Kimono. I Netsuke, sempre ben levigati in modo da non rovinare la seta dell’ Obi, erano attaccati all’altro capo della cordicella e facevano da contrappeso, impedendo che la cordicella scivolasse dalla cintura. I materiali maggiormente utilizzati furono il legno e l’avorio, mentre per quanto riguarda i metalli il ferro, l’ottone, il bronzo, l’argento e l’oro decorato. In ottone furono prodotti i Netsuke utilizzati per contenere il tabacco appena fumato.
Da oggetto funzionale, caratterizzato da una forma arrotondata e da una lavorazione levigata e compatta, il Netsuke diventa presto un pezzo da collezione, come mostrano le lavorazioni a traforo, i disegni ingegnosi, la scelta di materiali pregiati ma meno resistenti.
Questo cambiamento si verificò nella seconda metà ell’Ottocento circa, quando, con l’arrivo degli Occidentali, i giapponesi rinunciarono ai loro costumi tradizionali per adottare quelli stranieri. I Netsuke persero dunque la loro funzione pratica per diventare oggetto di attenzione dei collezionisti europei e statunitensi, i quali diedero vita a raccolte prestigiose. La spinta verso la creazione di forme sempre più ricercate fu data anche dalla classe emergente dei mercanti, i quali suggerirono agli intagliatori di Netsuke una maggiore ricercatezza delle forme.
I mercanti infatti erano in competizione con i samurai, mentre i samurai esibivano le loro meravigliose spade, i mercanti sfoggiavano Netsuke sempre più raffinati, trasformando così questo accessorio di abbigliamento in oggetto da collezione.
Vi sono diversi tipi di Netsuke, quelli più comuni sono i Katabori, sculture realistiche o immaginarie che riproducono svariati soggetti: uomini, animali, insetti, fiori. Il più grande scultore di Katabori del XVIII secolo è Izumiya Tomodata della Scuola di Kyoto, invece nel XIX secolo si distinsero Kaigyokusai Masatsugu della Scuola di Osaka e Ikkan della Scuola di Nagoya.
Il percorso espositivo del museo Poldi Pezzoli è articolato in base a due grandi filoni tematici a cui si possono ricondurre i temi rappresentati dai Netsuke: la Figura Umana e la Natura. Le piccole sculture, infatti, si susseguono in una sorprendente varietà di soggetti che rappresentano creature fantastiche, esseri sovrumani, divinità dagli straordinari poteri magici, ma anche personaggi ispirati alla mitologia, alla storia, ai racconti popolari, alla letteratura, al teatro, alla vita quotidiana a cui si uniscono animali viventi e fantastici, animali dello zodiaco, fiori, piante, frutti o ortaggi (e molto altro!).
Nell’ambito dei temi legati alla Figura Umana ben rappresentato nella raccolta è il tema dello straniero. Portoghesi, olandesi, cinesi, abitanti delle isole dell’Oceano Pacifico erano per i giapponesi del tempo creature esotiche che solo pochi potevano aver visto dal vero. Gli intagliatori li raffigurarono allora con grandi nasi, occhi strabuzzati, capelli lunghi e ricci, pelle scura e gambe pelose oppure con abbigliamenti stravaganti.
Nell’affollato mondo dei Netsuke dedicati alla Natura, uno dei temi che ha dato vita a pezzi spettacolari è quello della flora: le singole specie di vegetali rimandavano a significati simbolici, spesso riguardanti delle stagioni e il fluire dei ritmi naturali nell’arco dei dodici mesi.
La mostra è curata da Francesco Morena, studioso di arte dell’Estremo Oriente, e coordinata da Andrea Di Lorenzo, conservatore del Museo Poldi Pezzoli. Il comitato scientifico è costituito da alcuni dei principali esperti del settore sia in Italia che all’estero.
Spero di aver suscitato la vostra curiosità nei confronti di queste piccole, grandi sculture!

Chi viene con me a visitare la mostra?

In sintesi:
Netsuke: sculture in palmo di mano

La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali

Museo Poldi Pezzoli
Via Manzoni 12, Milano

Dal 14 Novembre 2008 fino al 15 Marzo 2009

Orari:
Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso.

Biglietti:
Adulti: Euro 8,00
Ridotto: Euro 5,50

Per informazioni:
Telefono: (+39)02794889 / (+39)02796334
Internet: www.museopoldipezzoli.it
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e a Monica A. Rossi per l’articolo sui Netsuke pubblicato dalla rivista Pagine Zen.
じゃあね

Michela

lunedì 2 febbraio 2009

Beautiful Dreamers: 02/12/08-14/02/08 (evento)

Un saluto a tutti!
Sono lieta di sottoporre alla vostra attenzione una interessante mostra che terminerà a breve...

Fino a sabato 14 Febbraio 2009 sarà possibile apprezzare, presso l’ Angel Art Gallery di Milano, la mostra dal titolo Beautiful Dreamers , a cura di Ivan Quaroni. La mostra nasce dall’unione dei lavori di tredici artisti i quali, provenienti da paesi e realtà differenti (provengono infatti dal Giappone, Canada, Italia ma anche da Armenia ed Israele) sono tutti accomunati, a livello artistico e formale, dal ricorso ad un immaginario infantilizzato, in cui affiorano le modalità stilistiche tipiche del fumetto e dell’illustrazione.

Beautiful Dreamers

Passeggiando tra i loro quadri potrete scoprire che lo scopo delle loro opere è quello di mettere in relazione il linguaggio pittorico con altre forme grafiche, considerate minori; il loro linguaggio è infatti semplice, mutuato dai fumetti e dai cartoni animati (vedi Giuseppe Veneziano), dai disegni dei bambini o dalle illustrazioni per l’infanzia.

Eccovi alcune informazioni per conoscere meglio i partecipanti:

Ana Bagayan (Yerevan, Armenia, 1983): pittrice, proveniente da studi presso l’Art Center College of Design di Pasadina (California), dipinge un mondo onirico con una vena di sottile inquietudine; il tono della narrazione viene quindi portato al limite tra incubo e idillio.
Opere presentate: Peter Petal, Pia’s Pond,

Kukula (Tel Aviv): l’israeliana s’ispira alle illustrazioni per bambini, alle bambole per creare nuovi personaggi che abitano un mondo a metà tra fantasia e realtà.
Opere presentate: Brought Together, Fluffy and Cloudia

Nicoz Balboa (Roma, Italia,1979): questa pittrice/fumettista italiana, diplomata all’Istituto Europeo del Design di Roma, racconta storie per adulti attraverso l’utilizzo delle immagini favolistiche. Opere presentate: Lady Of The Sea, You Better Watch Out

Alex Gross: artista contraddistinto da una tecnica che mescola fantasia e realismo, citazioni esotiche e retrò, mitologia e science fiction, in una sorta di raffinato mix visivo.
Opere presentate: Monferrato Rosso

Xno: pittore già conosciuto nello scenario fumettistico underground, porta nella sua pittura contaminazioni dal mondo punk e degli horror movie di serie B.
Opere presentate: Frankengirl

Greg Gossel (Baldwin, Wisconsin, 1982): la sua pittura, basata sugli stilemi formali della Pop Art, da Andy Warhol a Mimmo Rotella, affronta il tema dei soprusi nei confronti delle minoranze nella società americana.
Opere presentate: Bought And Sold, Hate To Go

Marcel Dzama: questo artista ha elaborato uno stile grazie al quale trasforma i peggiori retroscena della vita di tutti i giorni, in innocenti fantasie infantili.
Opere presentate: Unfortunate Weather

Takashi Murakami (Tokyo, Giappone,1962): teorico del movimento Superflat, l’artista ha creato un perfetto mix tra l’immaginario dei manga e degli anime e lo stile pop dell’arte occidentale; il suo scopo è quello di mostrare l’evoluzione di un Giappone globalizzato e sempre meno tradizionalista.
Opere presentate: Skulls Rock, And Then (Gargle Glop)

Aya Takano (Saitama, Giappone, 1976): artista anche lei appartenente al movimento Superflat, dipinge un mondo scintillante e futuristico, in cui le protagoniste sono giovani fanciulle.
Opere presentate: Noshy and Meg on Earth - 2036

Fulvia Mendini (Milano, 1966): la sua pittura è contraddistinta da uno stile piatto e lineare in cui predomina una vivace sensibilità colore.
Opere presentate: Woody, Teodora

Giuseppe Veneziano (Mazzarino - Caltanisetta, 1971): vignettista per i quotidiani siciliani, si contraddistingue per una pittura che esplora le problematiche della nostra epoca.
Opere presentate: Terence In Love, The Day After a Beautiful Dream

Massimo Caccia (Desio – Milano, 1970) illustratore di libri, nella sua arte si avvertono gli influssi di fumetto, graphic design, soprattutto del cinema.
Opere presentate: Untitled

Vanni Cuoghi (Genova, 1966): pittore dal cui stile emergono temi e figure dell’immaginario popolare, trattati con una rinnovata sensibilità folk. E’ dalla sua opera che deriva il titolo della mostra.
Opere presentate: Beautiful dreamers

Da questo mix di esperienze e culture nasce quindi un’esposizione che fa riflettere il visitatore sul contemporaneo, mettendolo a contatto con influssi che giungono dalla cultura manga.

Per chi fosse interessato ecco il catalogo della Mostra.

Vi auguro a questo punto una buona visione...!

In sintesi:
Beautiful Dreamers

Galleria: Angel Art Gallery, Via Fiori Chiari, 12 Milano
Tel (+39) 02.36562022
Fax (+39) 02.36562260
Emmail: info@angelartgallery.it
Sito Web: www.angelartgallery.it

Dal 2 dicembre 2008 fino al 14 febbraio 2009

Orari:
Dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/19.00
Domenica 15.00/19.00

Come arrivare:
MM2 Brera
Autobus 61
mappa
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia.
さよなら!!!!

Valeria

venerdì 30 gennaio 2009

Shozo Shimamoto: 13/11/08-08/03/2009 (evento)

Cari lettori del blog,
buongiorno!

Vorrei condividere con voi questa bellissima frase scoperta preparando questo post: “Un colore senza materia non esiste. La bellezza della materia deve sopravvivere anche alla forzatura del pennello. Solo attraverso screpolature ed erosioni o magari una mutazione di colore sopravvenuta inaspettatamente possiamo scoprire la bellezza intrinseca nelle sostanze coloranti... Io credo che la prima cosa da fare sia liberare il colore dal pennello... Se in procinto di creare non si getta via il pennello non c'è speranza di emancipare le tinte. Senza pennello le sostanze coloranti prenderanno vita per la prima volta. Al posto del pennello si potrebbe usare con profitto qualsivoglia strumento”.

L’artista che ha pronunciato queste parole è Shozo Shimamoto, e l’esposizione di cui vi scriverò si intitola:

Shozo Shimamoto – Samurai, acrobata dello sguardo 1950-2008

La mostra è una retrospettiva di questo artista nipponico che si propone di documentare il percorso artistico del maestro dalle prime opere fino a quelle più recenti realizzate per l’ultima Biennale di Venezia e alle performance di Napoli e Capri dello scorso maggio.
Sarà possibile visitarla fino all’8 marzo 2009 a Genova presso il Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce.
Nato a Osaka nel 1928, Shimamoto è uno dei maggiori esponenti e co-fondadore del movimento artistico Gutai, formatosi nel 1954 nella regione Kansai, in Giappone.
Il nome del movimento in giapponese significa “Associazione dell’arte concreta” ed è stata fondata con lo scopo di liberare l’arte dalle convenzioni e dal peso della tradizione, sia Orientale sia Occidentale. La loro attività artistica è rivolta alla ricerca dell’espressività intrinseca del colore, inteso come materia, il quale non deve più essere guidato dalla gestualità del pennello, ma deve essere lasciato libero di manifestarsi nella sua corporeità.
La frase che vi ho riportato all’inizio è tratta dal testo programmatico che Shozo Shimamoto scrisse nel 1957, ed è diventato, con il tempo, la cifra distintiva della sua poetica: la continua riflessione e sperimentazione sul linguaggio artistico e sulla materia che è luce, energia, colore.
Per “liberare il colore dal pennello” gli artisti del gruppo Gutai lo sostituiscono con strumenti che, in vario modo, riescono a esaltare le sue caratteristiche come: mani, piedi, pattini, giocattoli, annaffiatoi, cannoni. L’arte diventa Azione, Evento Performance e l’artista diventa spettatore del rivelarsi della materia colore; colore che viene lanciato “sulla tela” mediante armi da fuoco, gru, elicotteri, o impressionato su di essa tramite il proprio corpo.
Le opere di Shimamoto sono testimoni della sua continua esigenza di sperimentazione che si traduce nell’adoperare varie tecniche, nel cambiare supporti e dimensioni.
L’artista, accanto alla sua attività creativa, si è impegnato in maniera particolare per l’affermazione e la difesa della pace. La sua produzione pittorica vuole essere anche un modo per stimolare energie vitali in grado di sostenere un sentire pacifista; per questo nel 1996 è stato candidato al Premio Nobel per la Pace.
Ed infine una breve descrizione della mostra che Genova ospiterà ancora per un paio di mesi:

Il percorso, suddiviso in decenni, prende avvio dalle opere risalenti ai primi anni '50: a quell'epoca Shimamoto è allievo del Maestro Jiro Yoshihara che lo spinge a sperimentare nuovi linguaggi e a cercare nuove forme d'espressione. Nascono, quasi per caso, i primi lavori, i buchi, realizzati facendo agire i pigmenti di colore su diversi strati di carta di giornale sovrapposti. I buchi di Shimamoto risalgono al 1950, ovvero sono anticipatori delle illustri creazioni di Lucio Fontana. Questa rivelazione comporta un rinnovato interesse da parte della critica americana nei confronti dell'artista giapponese, che viene così inserito nelle maggiori enciclopedie e nei manuali di storia dell'arte. Inoltre Il buco che infrange lo schermo della superficie è il risultato del contatto fisico tra artista, superficie e colore; la traccia di quel contatto, l’esito di un’azione, non una scelta di tipo mentale, come nel caso di Fontana. All'interno della stessa sezione dedicata ai lavori anni'40 e '50 sono presenti anche le opere Gutai di action painting e ambientale. A rappresentare quest'ultima tipologia è la ricostruzione eseguita dall'artista dell'installazione intitolata “Prego, camminate qui sopra”. L'originale era stata costruita per la “Seconda Esposizione Gutai all'aperto del 1955, tenutasi nel parco della città di Ashiya. Il camminamento, che rientrava all'interno di un progetto collettivo di intervento creativo su di uno spazio fisico, coinvolgeva direttamente lo spettatore, che era invitato a percorrere l'opera e a relazionarsi con essa. A completare questa sezione, fotografie d'epoca e video storici documentano le mostre e le prime iniziative Gutai.
La Seconda sezione prende in considerazione gli anni Sessanta. L'arrivo del critico francese Michel Tapié in Giappone nel 1957, accompagnato da Georges Mathieu, cambia le sorti del Gruppo Gutai e dello stesso Shimamoto: l'assimilazione dell'espressione artistica Gutai all'Informale, che veicola il suo linguaggio verso un pittoricismo sempre meno caratterizzato da forme oggettuali e processuali, viene compensata dall'azione di promozione internazionale con cui il critico porta il gruppo fuori dal Giappone. I quadri e le tele di Shimamoto, così come quelle di tutti i componenti del Gutai, pur conquistando le sale espositive europee e americane, non rinunciano all'azione, che diventa il fulcro della realizzazione pittorica. Le opere sono frutto di una performance, di un'azione, di un nuovo tipo di tecnica, che risale al 1956 e che consiste nel lanciare con violenza e senza alcun tipo di filtro mentale e intellettuale le sostanze coloranti all'interno di bottiglie contro la tela (bottle crash).
Gli anni Settanta e Ottanta prevedono l'esposizione di serigrafie realizzate nell'ambito del progetto Mail Art. A documentare questa fase dell'artista, fotografie delle sue azioni e performances con il gruppo AU (Union Artist).
Gli anni Novanta sono rappresentati dai Bottle Crash, opere eseguite utilizzando la tecnica da lui stesso inventata nel lontano 1956.
L'ultima sezione documenta gli anni più recenti della sua espressione artistica: Shimamoto crea le sue tele esclusivamente durante eventi-performance nei quali lo spazio (piazza urbana, monumenti pubblici, musei e gallerie) il pubblico, i performer, gli strumenti e gli oggetti utilizzati per il lancio del colore costituiscono una sempre nuova e imprevedibile relazione. Le opere saranno quindi accompagnate da una ricca documentazione fotografica delle perfomance che assume, negli anni più recenti, un ruolo centrale a discapito dell'esito pittorico. L'elemento sonoro, fondamentale nella realizzazione delle performance, sarà presente a completare l'allestimento, ricreando la spettacolarità, la processualità e la teatralizzazione delle sue operazioni artistiche.
Nel 1998 viene scelto come uno dei quattro più grandi artisti del mondo del dopoguerra assieme a Jackson Pollock, John Cage e Lucio Fontana, per un'esposizione al MOCA di Los Angeles.
Le sue opere si trovano nei maggiori musei del mondo, tra cui Tate Gallery, Centre Pompidou, Galleria di Arte Moderna di Roma, Art Museum di Berna, Galleria d'arte Moderna di Venezia e in quasi tutti i musei giapponesi.

In sintesi:
Shozo Shimamoto – Samurai, acrobata dello sguardo 1950-2008

Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce
Via Jacopo Ruffini 3
16128 Genova

Dal 13 Novembre 2008 fino all'8 Marzo 2009

Orario:
Da martedì a venerdì ore 9.00 – 18.00
sabato e domenica ore 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso
(gli orari possono variare, verificare sempre per telefono)

Per informazioni:
Telefono: (+39)010 585772
Telefono: (+39) 010 580069
Fax: (+39)010 532482
Email: museocroce@comune.genova.it
Sito Web: www.museovillacroce.it
Sito Web: www.shimamotogenova.org
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia.
じゃあね

Michela

martedì 27 gennaio 2009

Yasumasa Morimura: 22/11/08-21/02/09 (evento)

Buongiorno a tutti!
Se avete un po’ di tempo durante questo fine settimana e non siete molto distanti da Verona, vi consiglio la mostra di un importante artista nipponico: Yasumasa Morimura.
Scopriamo insieme di cosa si tratta:

Yasumasa Morimura: un artista, tante personalità

Dal 22 Novembre 2008 al 21 Febbraio 2009 presso Byblos Art Gallery di Verona sarà possibile ammirare alcuni capolavori di Yasumasa Morimura tratti dalle sue serie più famose: “Actresses” e “Requiem for the XX century”. La galleria diverrà quasi un teatro in cui il protagonista camaleonticamente si maschera giocando con se stesso e con i personaggi rappresentativi dell’immaginario collettivo occidentale.
La mostra è curata da Filippo Maggia e non è un caso che sia ospitata da Byblos Art Gallery, nata sia con il proposito di dare spazio a progetti di alto valore culturale che privilegino tecniche espressive dell’avanguardia internazionale ma soprattutto con l’intento di promuovere l’amore e la passione per l’arte divenendo centro di incontri e scambio di idee tra artisti e personalità del settore pubblico.
Concentriamoci ora su questo importante artista nipponico soffermandoci su una sua affermazione: “L’arte è sostanzialmente spettacolo. Anche Michelangelo e Leonardo erano intrattenitori… Io non dipingo sulla tela, dipingo sulla mia faccia”.
Attraverso il mezzo della fotografia, eletto a suo strumento espressivo, Morimura affronta i temi dell’autoritratto e del travestimento, arte, quest’ultima, che ha radici di lunga data nella tradizione culturale giapponese.
L’artista, che in questo caso potremo anche definire “attore”, prova a “uscire da se stesso” per divenire “l’altro”, mettendo in discussione il mondo attuale in cui si pretende che i confini maschile e femminile, Oriente e Occidente siano netti e solidi.
Le sue opere sono ricche di contrasti: irriverenti, ironiche e giocose da una parte, estremamente serie e tragiche dall’altra; fedeli all’originale, raffinate, curate sin dai dettagli da una parte, artificiose e rivisitate attraverso l’immaginazione creativa dall’altra. I suoi soggetti sono personaggi depositati nell’immaginario collettivo, icone e miti delle ideologie occidentali come: Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, Frida Kahlo, Mao Tse-Tung, Che Guevara, Adolf Hitler, Charlie Chaplin, Albert Einstein.
L’artista non si identifica ma ripropone se stesso nell’altro, come in una sorta di compenetrazione di identità.
Nato ad Osaka nel 1951, appartiene a quella generazione di artisti giapponesi cresciuti in un paese sconfitto, che vuole aprire le sue porte al liberismo economico e alla conseguente acquisizione di modelli occidentali, nuovi e inconsueti.
Affascinato dalle trasformazioni sociali, politiche e culturali dovute alla penetrazione del capitalismo diventa interprete, nell’ambito dell’arte, di queste alterazioni, le incamera e ispirandosi ad esse costruisce le sue opere. Rivisita miti e icone occidentali e mondiali presentandoli in chiave nipponica.
Il suo non voler, mediante il trucco, modificare i propri tratti somatici per renderli simili a quelli del modello, risponde al preciso intento di dimostrare il proprio radicamento alla patria.
Nella sua produzione vengono affrontate tematiche molto attuali, problematiche sulla “moralità” sessuale, sulla razza, sull’umanità, sulla religione e la politica, sempre attraverso una sottile ironia.

In sintesi:
Yasumasa Morimura

Galleria: Byblos Art Gallery
Corso Cavour, 25/27
37121 Verona
mappa

Dal 22 Novembre 2008 al 21 Febbraio 2009

Orario:
dal martedì al sabato
10.00/13.00 – 14.30/19.30

Per informazioni:
Telefono: (+39) 045 8030985
Email: info@byblosartgallery.it
Internet: www.byblosartgallery.it
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
じゃあね

Michela

giovedì 15 gennaio 2009

Hidetoshi Nagasawa - Albero di farfalle: 20/11/08-18/01/09 (evento)

おはようございます。
Oggi ricominciano finalmente le lezioni di giapponese!
Vorrei ripassare un pochino con voi qualche ideogramma e qualche vocabolo, giusto per non essere colti impreparati questa sera ;-)
Proviamo a tradurre il titolo dell’evento di cui vi scriverò e la data in cui si svolgerà:

Hidetoshi Nagasawa: 木の蝶
2008 年 11月 20日 から 2009年 1月18日まで

Hidetoshi Nagasawa: Albero di farfalle

Di Hidetoshi Nagasawa vi avevo già parlato precedentemente in merito all’opera Giardino Rovesciato, recentemente installata al parco-museo della Villa Medicea La Magia a Quarrata.
Appositamente per la Galleria Marco Rossi Spirale Arte di Milano, che dal 20 novembre 2008 al 18 gennaio 2009 ospiterà una mostra personale dell’artista, Nagasawa ha realizzato una nuova scultura in marmo “Albero di farfalle”, accompagnata da una selezione di quindici opere su carta.
Si tratta di una grande stele in marmo di Carrara, alta oltre 2,30 metri e pesante oltre 700 kg che stupisce per l’apparente leggerezza e il senso di equilibrio che trasmette allo spettatore.
Walter Guadagnini nel saggio Hidetoshi Nagasawa. Alberto di farfalle sostiene che l’artista agisce da anni su forme elementari, riconoscibili per chiunque, che fanno parte dell’immaginario collettivo: la scala, la barca, l’albero, la colonna, la casa, il giardino, il nodo. Suo compito non è inventare ma mostrare a coloro che ancora desiderano stupirsi ciò che si cela oltre le apparenze.
“La scultura significa dotare un albero o una pietra di una melodia che esiste originariamente in questi materiali, dare una melodia significa dare vita alla scultura”. Così Hidetoshi Nagasawa esprime il suo pensiero nei confronti di quell’insieme di scelte, gesti e decisioni che ha come fine ultimo la realizzazione di una scultura. Nagasawa parla di “dare vita” alla scultura, perché essa è, nella visione dell’artista, già dentro le cose.
Secondo Guadagnini per ottenere questo risultato, però, è necessaria una capacità di controllo, di scelta delle forme e dei materiali, degli spazi e dei pesi, di tutto ciò che caratterizza tanto la storia della scultura quanto la figura dell’artefice, di colui che possiede una tecnica nella sua interezza, che è in grado di piegarla alle sue esigenze poiché ne conosce a fondo possibilità e limiti.
“Albero di farfalle” fa parte del ciclo delle sculture anti-gravitazionali, opere capaci di sfidare le leggi della fisica e la forza di gravità, opere con le quali l’artista rende visibili forze invisibili, opere che, come gli Haiku poetico-filosofici, mostrano estrema concisione, semplicità, essenzialità e condensazione di pensiero che stimola l’immaginazione e la mente.
L’artista ha sempre privilegiato materiali ricchi di storia nella realizzazione delle sue opere. Questo non signifi ca, necessariamente, materiali di pregio. Lo sono il marmo, l’oro, il bronzo, ma non il legno, il rame e la carta, ovvero non sono nobili in senso accademico, ma altresì ricchi di tradizione. Le opere in carta esposte nella mostra, vere e proprie sculture, non possono non evocare l’antica pratica dell’origami.
È dalla mostra pubblica del 2002 al Palazzo delle Stelline che l’artista giapponese, nato nel 1940, non espone una personale nella città di Milano, dove vive dagli anni Sessanta.
Nel corso dell’anno, a partire dal mese di luglio, Nagasawa , sarà impegnato con una serie di sei mostre nei principali Musei del Giappone: il Museum of Modern Art di Saitama e di Kawagoe, il National Museum of Art di Osaka, il Museum of Modern Art di Kamakura e di Hayama e il Nagasaki Prefectural Art Museum.

In sintesi:
Hidetoshi Nagasawa: Albero di farfalle

Galleria Marco Rossi Spirale Arte
C.so Venezia n. 29
Milano
mappa

Dal 20 Novembre 2008 al 18 Gennaio 2009

Orario:
da martedì a sabato 11.00 – 19.30

Per informazioni:
Telefono: (+39)02795483
Internet: www.marcorossispiralearte.com - www.spiraleartecontemporanea.it
Email: artecontemporanea@spiralearte.com
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia e a Walter Guadagnini per il saggio Hidetoshi Nagasawa. Alberto di farfalle.
Un saluto a tutti!

Michela

sabato 10 gennaio 2009

Estro e Splendore, stampe giapponesi del XIX secolo: 17/10/08-11/01/09 (evento)

Buon sabato a tutti!
Mi dispiace segnalarvi questo interessante evento soltanto a ridosso della sua conclusione; devo ancora imparare bene a gestire le date di pubblicazione delle news… ma in questo nuovo anno sono piena di buoni propositi in tal senso ;-) abbiate soltanto un po’ di pazienza…

Estro e Splendore. Stampe giapponesi del XIX secolo

Dunque, l’Università di Bologna e il Centro Studi d’Arte Estremo Oriente, dando seguito alle tre mostre dedicate all'Ukiyo-e realizzate a Bologna dal 1998 al 2003, hanno promosso l’esposizione: Estro e Splendore. Stampe giapponesi del XIX secolo, insieme al Museo Civico Archeologico di Bologna e a Nipponica. La mostra, curata da Giovanni Peternolli, Alessandro Guidi e Manuela Moscatiello, ha aperto i battenti il 17 ottobre 2008 per chiuderli l’11 gennaio 2009. Si tratta di una buona occasione per ammirare la bellezza delle stampe giapponesi provenienti dalla vasta collezione dello studioso e pittore modenese Carlo Contini, per la prima volta organizzate in modo ampio e strutturato.
La tradizione xilografica giapponese è unica al mondo, un modello insuperato nel panorama della grafica di ogni tempo e luogo. L’Ukiyo-e è un genere di stampa su blocchi di legno; introdotta dalla Cina nell’VIII secolo raggiungerà piena maturità artistica ed estetica a partire dal XVII secolo.
Le stampe Ukiyo-e hanno illustrato la trasformazione della società e della cultura nipponica, dalla crisi dell'aristocrazia feudale all'affermarsi delle classi borghesi.
Vengono ritratti gli stili di vita, le condizioni sociali, la quotidianità domestica, la vita pubblica dei mercati, dei bagni pubblici, delle arti e dei mestieri, nonché le feste, la moda, gli spettacoli teatrali, gli amori fugaci, le passioni che si sviluppano ruotando sempre intorno al teatro popolare Kabuki e ai quartieri di piacere, frequentati da ricchi mercanti, attori, letterati, artisti, editori, aristocratici, dove le cortigiane inauguravano nuove mode.
Costituite per la maggior parte da stampe realizzate con la tecnica xilografica, le prime opere ebbero una diffusione immediata alimentando un fiorente mercato di pittori, incisori, artigiani ed editori.
Non erano costose in quanto si trattava di prodotti di massa, pensati per gli abitanti della città che non potevano permettersi dei veri dipinti.
Le radici dell'Ukiyo-e possono essere ritrovate nell'urbanizzazione che ebbe luogo nel tardo XVI secolo, la quale portò allo sviluppo di una classe di commercianti e artigiani che cominciarono a scrivere e a dipingere degli ehon (絵本, libri di immagini, cioè storie illustrate) o dei romanzi. Gli Ukiyo-e vennero spesso utilizzati come illustrazioni per questi libri, ma in seguito divennero indipendenti, stampati su un foglio singolo come cartoline o poster per il teatro Kabuki.
Questa corrente artistica ha ispirato anche molti artisti occidentali come Van Gogh, Monet, Degas e Klimt.
Quelle in mostra al Museo Archeologico sono stampe (150 opere organizzate in sei sezioni) di maestri come Utagawa Kunisada, Utagawa Kuniyoshi e Utagawa Hiroshige e altri ancora della metà del XIX secolo. Nell'ultima sezione della mostra sono esposte per la prima volta in Italia stampe per l'infanzia Kodomo-e, create per divertire, istruire e far giocare i bambini.

In sintesi:
Estro e Splendore. Stampe giapponesi del XIX secolo

Museo Civico Archeologico
Via dell'Archiginnasio n. 2
Bologna

Dal 17 ottobre 2008 all’11 gennaio 2009

Orario:
da martedì a venerdì 9.00 – 15.00
sabato, domenica e festivi 10.00 – 18.30

Per informazioni:
Telefono: (+39)051381694
Internet: www.estroesplendore.com
EMail: info@estroesplendore.com

Ingresso libero
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
A presto!

Michela

giovedì 8 gennaio 2009

Nobuyoshi Araki: 27/11/2008-12/01/2009 (evento)

Buongiorno a tutti, gli appassionati di fotografia non potranno mancare all’appuntamento con un importante artista nipponico: Nobuyoshi Araki.
A Milano, dal 27 novembre 2008 al 12 gennaio 2009 è possibile visitare una nuova mostra personale del fotografo: 16 fotografie a colori e in bianco e nero, di grande e medio formato.
Uno dei quartieri più poetici e suggestivi di Milano, zona Brera, fa da cornice a questa particolare esposizione.

Ma scopriamo insieme qualcosa in più su questo fotografo e sulla sua arte:

Nobuyoshi Araki: sensualità e sensibilità in fotografia

Nobuyoshi Araki nasce a Tokyo nel 1940. Sin da giovanissimo inizia a dedicarsi alla fotografia e i suoi primi scatti immortalano paesaggi e architetture tradizionali giapponesi. All'età di ventitré anni si diploma presso il Departement of Engineering della Chiba University. La sua materia è Fotografia e Cinema, scelta che lo porterà a essere assunto in una famosa agenzia di pubblicità: Dentsu Advertising Agency.
Araki entra dunque nel mondo dei professionisti dell'immagine e della comunicazione e fa subito notare il suo talento realizzando la sua prima mostra personale presso lo Shinijuku Station Building (Tokyo) nel 1965 e vincendo ben due importanti concorsi fotografici.
Nel 1968 conosce Yoko Aoki, sua futura moglie, figura simbolica e centrale nella sua attività artistica e nel suo percorso umano. I due si sposano nel 1971. È questo evento privato che segna l’affermarsi del suo indiscutibile talento e determina una svolta espressiva: l’artista infatti incomincia a interessarsi sempre più all’erotismo e al nudo femminile. Le donne diventano così protagoniste delle sue fotografie: nude o vestite con eleganti kimono in seta, messe in posa, in atteggiamenti provocanti e sensuali, immortalate in un giardino o per strada, sedute o coricate su letti disfatti o su tradizionali tatami. La sessualità che le vede protagoniste non è mai violenta e prevaricatrice, tutto è avvolto da un meraviglioso senso di stupore: lo stesso stupore che mostra l’occhio umano davanti all’esibizione di un corpo. Le donne immortalate nelle fotografie esibiscono il loro corpo e la loro bellezza con una naturalezza disarmante.
I suoi scatti infatti non trasmettono mai morbosità o senso di degrado, così come le sue modelle non risultano mai essere volgari. I loro volti esprimono gentilezza e i loro occhi, capaci di comunicare grande sensibilità, sono caratterizzati da un velo di tristezza e di distacco dal mondo.
È negli anni '90 che Nobuyoshi Araki diventa un autentico mito della storia della fotografia contemporanea. Innumerevoli sono le pubblicazioni che raccolgono il suo universo visionario, così come moltissime sono le mostre internazionali che lo riguardano.
Oltre a tutte le maggiori città del Giappone, le sue immagini vengono ospitate in occasione di personali e collettive in città come Arles, Chicago, Vienna, Taipei, Francoforte, Amsterdam, Sidney, San Paolo del Brasile, Parigi, Londra, Bruxelles, Zurigo e moltissime altre.
Nelle 16 fotografie esposte a Milano emergono le tematiche care all’artista: il sesso, l’amore, la femminilità, il dolore della perdita, la morte (nel 1990 viene a mancare l’amatissima moglie, questo episodio segnerà per sempre il fotografo).
Nei suoi scatti la forte suggestione erotica e una raffinata qualità estetica sono accompagnate da una lieve componente di giocosità.

In sintesi:
Nobuyoshi Araki

Galleria d’arte moderna e contemporanea Zonca & Zonca
Via Ciovasso n.4
20122 Milano

Dal 27 novembre 2008 al 12 gennaio 2009

orario:
10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
Chiuso sabato e festivi

Per informazioni:
Telefono: (+39)0272003377
Fax: (+39)0272003377
Internet: www.zoncaezonca.com
Email: info@zoncaezonca.it
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
Buona mostra a tutti!

Michela

lunedì 5 gennaio 2009

Fantasie Guerriere: 27/09/2008-06/01/2009 (evento)

Buongiorno a tutti e buon anno!

Il primo evento che vorrei segnalarvi in questo nuovo anno ci conduce in un’epoca molto lontana, il XVI secolo, in un mondo caratterizzato da rigore e disciplina, quello dei samurai.

Fantasie Guerriere

così è intitolata l’esposizione curata da Kirsten Aschengreen Piacenti (Direttrice del Museo Stibbert di Firenze), mette a confronto le armature dei samurai giapponesi dal XVI al XVIII secolo, provenienti dalla collezione del Museo Stibbert di Firenze, con gli abiti-scultura Roberto Capucci, appartenenti al Museo della Fondazione Roberto Cappucci di Firenze.
La mostra, organizzata dall’Associazione Culturale Marcovaldo in collaborazione con la Regione Piemonte, il Museo Stibbert e la Fondazione Roberto Cappucci, è stata allestita nel Filatoio di Caraglio, dove per secoli sono nati alcuni dei più pregiati filati sabaudi, e sarà visitabile fino al 6 gennaio 2009.
Sono esposti più di quaranta abiti-scultura, selezionati per epoche e per stili, ai quali si abbinano dieci armature giapponesi, quattordici elmi, una maschera da guerra, collezionati da Frederick Stibbert nella seconda metà dell’Ottocento ed esposti nel museo da lui curato, il quale nel 1906 venne lasciato alla città di Firenze.
Un filo di seta e tanta fantasia rappresentano il comune denominatore degli abiti dell’artista e delle armature dei samurai. Ciò che lega inoltre gli abiti-scultura con le armature e gli elmi giapponesi sono gli effetti cromatici e gli elementi decorativi: le stesse farfalle che danno forma ai fiocchi sugli abiti-scultura di Capucci sormontano gli elmi dei guerrieri giapponesi, così come i ricami, elegantemente dipanati sulle sete di Capucci, sono incisi sulle else (tsuba) delle spade giapponesi.
Pochi hanno saputo sfruttare come Capucci le particolari qualità della seta, quella resistenza e duttilità che gli hanno consentito di creare i suoi abiti-scultura. Finissime tracce di seta colorata tengono unite sottili lamine d’acciaio coperte da lacca colorata o dorata, due materiali delicati e pregiati che compongono le armature dei samurai, dall’aspetto così insolito e feroce. Si tratta di armature da guerra appartenute alla stirpe dei grandi guerrieri devoti ai signori feudali (daimyo) e devono la loro efficacia alla capacità di lavorazione di queste due materie da parte degli armaioli giapponesi: la lacca rende impermeabili le lamine, proteggendo così l'acciaio dall'umidità, e la seta di cui abbiamo già decantato la robustezza e la versatilità.
Due mondi favolosi che per la prima volta si trovano affiancati, testimoniando che la sensibilità artistica può superare barriere geografiche, cronologiche e persino culturali.
Le creazioni di Roberto Capucci sono state esposte altre due volte insieme ad armature europee: nel 1991 al Kunsthistorisches Museum di Vienna e nel 2002 al Prado di Madrid. In questa occasione la scelta si è orientata sul mondo guerriero giapponese che ha colpito il Maestro alla sua prima visita al Museo Stibbert. Egli stesso, infatti, ha affermato di essersi "sempre sentito attratto dalla cultura giapponese, per il rigore estetico e per i sorprendenti percorsi immaginativi".
L’evento è reso possibile grazie anche al sostegno della Compagnia di San Paolo, dalla Fondazione CRC e al contributo della Fondazione CRT.

In sintesi:
Fantasie Guerriere: una storia di seta tra Roberto Capucci e i Samurai

Filatoio Caraglio
Via Giacomo Matteotti 40
12023 Cuneo

dal 27 settembre 2008 al 6 gennaio 2009

orario:
dal giovedì al sabato dalle ore 14.30 alle 19.00
domenica dalle ore 10.00 alle 19.00
Chiusura biglietteria alle ore 18.30

Per informazioni e prenotazioni:
Numero verde della Regione Piemonte 800329329
www.studioesseci.net
www.marcovaldo.it

Prenotazioni:
Associazione Culturale Marcovaldo
Telefono: (+39)0171610258
Email: gruppi@marcovaldo.it

Ingresso:
biglietto intero: euro 5,00
biglietto ridotto: euro 3,00

Questa esposizione testimonia come la creatività e la fantasia possano unire capolavori di provenienza così diversa!
Un ringraziamento particolare all’Associazione culturale Giappone in Italia
Buona mostra a tutti!

Michela